Fu nel 1996 la prima volta in cui mi recai nelle terre Himalayana, (all’epoca in Nepal) per effettuare un'ascensione Alpinistica, (la mia grande passione).
Durante gli avvicinamenti, accompagnati dai nostri portatori, (persone straordinarie, in grado di trasportare 30/40 kg a piedi nudi e ad oltre 5000 m. di quota) attraversammo svariati villaggi, rimanendo profondamente impressionati dalla serenità e felicità di queste persone che pur vivevano in condizioni di forte disagio e povertà, in semplici case di legno e teli, con poco da mangiare e da vestire, ma che, per contro, erano sempre pronte ad invitarti e a dividere con te il poco che possedevano.

Inevitabile, una domanda sorse dentro di me. L’area in cui mi trovavo era ormai di forte passaggio turistico; ma in che condizioni potevano vivere le persone nei villaggi veramente isolati? Stando a “voci” d'altri viaggiatori la risposta era: non molto bene, soprattutto sull'altopiano Tibetano dove la rivoluzione "culturale" cinese aveva ridotto il popolo delle campagne ad una grande povertà.
Nel settembre 2004 anno 886 per il nostro ordine, ho avuto la possibilità di recarmi in Tibet. Perché non portare quindi vestiti e cibo da lasciare in qualche villaggio remoto ?
Mi organizzai e, grazie all'aiuto iniziale della nostra sorella comm. Floriana Torelli (che diffuse tempestivamente la notizia) e successivamente, dei molti fratelli che si sono resi disponibili, (soprattutto il nostro maestro d'armi comm. Mario Valci e la sua cortese consorte), raccolsi parecchi abiti e scarpe da portarmi appresso.
Purtroppo, avendo un limite di peso di circa cinquanta kg, non ho potuto usufruire dell'aiuto offertomi da molti altri fratelli, che ringrazio molto.
In ogni caso, durante il viaggio attraverso la campagna tibetana, mi sono reso subito conto di aver agito nella maniera migliore. Il mio non era che un piccolo aiuto e non avrebbe certo potuto cambiare la loro situazione ma, l'aver portato un poco di felicità a quelle persone così semplici e spontanee che con enormi sorrisi e lacrime cercavano di ringraziarmi, è stata per me ed i miei compagni di viaggio una grande gioia e senza dubbio la migliore sensazione provata durante tutto il viaggio.

Per vostra informazione abbiamo lasciato vestiti e cibo (ne avevamo una cassa al seguito per nostro consumo) nei vari villaggi (in totale 4 villaggi) dell’altopiano tibetano, lungo la strada che porta da Kathamndu a Lhasa.
Penso che sarebbe interessante cercare di organizzare una o due spedizioni all'anno di vestiti e oggetti a
loro utili e (se possibile ) cibo, in collaborazione eventualmente con Tour Operator (sono in contatto con l’azienda di Torino che ha organizzato il viaggio a cui ho partecipato io e per cui lavora la mia compagna).
Loro ne hanno veramente bisogno e, anche se non si può dire che muoiano di fame, abbiamo potuto constatare tutti il loro bisogno di aiuto così come sono, abbandonati nella loro stessa Terra che non gli permette più di vivere dignitosamente.